L’ Invisibile

On 12 gennaio 2020 by Nonna Tina

E’ una sera d’Inverno rigida e fredda e Silvio ed i suoi genitori sono seduti intorno al fuoco. Il bambino prega il papà di raccontargli quella storia che a lui piace tanto. Appena il papà inizia a raccontare  ecco che improvvisamente si ode un ululato forte e prolungato da fare accapponare la pelle. Silvio si alza di scatto dalla sedia e si mette a piangere, tremando dalla paura. Il bimbo pensa che sia il lupo che è sceso dalla montagna per mangiare lui ed i suoi cari, non avendo trovato il cibo necessario a sfamarsi. La mamma lo accoglie nelle sue braccia rassicuranti e cerca di calmarlo e tranquillizzarlo dicendogli che è  solo il vento.

Il piccino chiede  ai genitori chi sia il vento. Essi per molti minuti rimangono in silenzio perché non sanno trovare le parole giuste e comprensibili per definire questo fenomeno atmosferico. Silvio  impaziente chiede loro: – E’ forse un animale ferocissimo, un orco o un mago cattivo?

Il papà muove la testa e dice di no.

Allora chi è questo vento?  Chiede nuovamente il piccino irritato.

Più passa il tempo e più la curiosità aumenta in lui e così inizia a fare pressione sui genitori. Alla fine la mamma risponde: – Il vento, il ventooo, èèèèèè …

Il bambino capisce che nemmeno i genitori sanno cosa sia, forse perché non lo hanno mai visto da vicino. Allora egli decide di andare a trovare il nonno che è un uomo di mondo ed è saggio, poiché da giovane ha viaggiato molto. Ma neppure il nonno riesce a spiegargli chi è il vento. Egli dice al nipotino che il vento è un suo amico perché fa girare le pale del suo mulino e così può macinare il grano e ottenere la farina con la quale prepara un pane buono, saporito e profumato. Ad un tratto Silvio sente delle urla, si affaccia e vede il signor Giuseppe, vicino di casa del nonno, sul tetto che impreca contro il vento perché gli ha scoperchiato le tegole e se non si affretta a rimetterle a posto sono guai seri.

Silvio quando va a letto pensa ancora al vento e dice a se stesso che un giorno quando diventerà grande andrà a cercarlo anche in capo al mondo. Chissà se ci riuscirà?

Un giorno egli va nel suo frutteto e vede delle foglie gialle e rosse che cadono dagli alberi. Ad un tratto sente un lamento e vede l’albero che è vicino a lui che piange disperato. Il bambino rimane sorpreso perché non pensava che le piante piangessero come le persone. Che abbiano sentimenti come gli uomini? Si chiede Silvio. Si avvicina all’albero e accarezzandolo gli chiede il motivo della sua sofferenza.

La pianta con voce lamentosa risponde: – Caro piccino, sono addolorata perché tutte le mie foglie mi stanno lasciando ed io rimango qui sola e nuda. Che orrore! Senza vestito sono proprio impresentabile!

Le tue foglie perché se ne vanno lontano da te? Non si trovano bene sui tuoi rami? Afferma il bambino.

La pianta risponde che non sono loro che la abbandonano spontaneamente, ma è il vento che gliele strappa ad una ad una con veemenza e le fa volare come farfalle, lasciando a lei dei segni dolorosi.

Il bambino pensa che l’albero sicuramente saprà spiegargli chi sia il vento dato che gli ha strappato le foglie, ma nemmeno l’albero sa dirglielo quando gli pone la stessa domanda che ha rivolto ai genitori e al nonnino.

La pianta  gli dice solamente che non conosce la sua identità.

In  una bella giornata estiva i genitori portano Silvio al mare per la prima volta, ma il mare quel giorno è tempestoso e burrascoso. La delusione di Silvio è grande perché non può fare il bagno e giocare sulla spiaggia con la sabbia. Egli si lamenta con il mare dicendogli che  è cattivo perché  non gli permette di bagnarsi nelle sue acque. Il mare afferma che lui non ha nessuna colpa, ma  è  stato il vento ad increspare le sue onde trasformandole in cavalloni.

Una speranza, però, affiora nel cuore del bambino: – Sicuramente il grande mare riuscirà a descrivergli il vento, ma rimane ancora una volta deluso: neanche il mare conosce il vento perché non lo ha  mai visto in faccia.

Il desiderio di conoscere questo strano personaggio si fa sempre più vivo  in Silvio e pensa che farebbe qualsiasi cosa per incontrarlo. Chissà che faccia avrà? Si chiede il piccino. Dal suo comportamento gli sembra un tipo poco raccomandabile.

Una notte quando dorme nel suo lettino si sente scompigliare i capelli e ha l’impressione che qualcuno gli stia facendo  una carezza sul viso. In un primo momento Silvio pensa che sia la mamma che è entrata per dargli la buonanotte. Apre gli occhi, ma non c’è. All’improvviso ode una risata e poi una vocina che esclama: – Volevi conoscermi? Eccomi! Non occorre andare in capo al mondo perché io sono qui nella tua cameretta.

Il bambino si alza dal letto, si guarda intorno e non vede nessuno. – Dove sei? Io non ti vedo.

  • Non puoi vedermi piccino perché sono invisibile. Afferma il vento.
  • Invisibile!
  • Sì, invisibile.
  • Come il mio angioletto custode?

Il vento annuisce e poi continua a dire che lui non può essere visto, però può essere sentito quando scuote i rami degli alberi, quando fa sbattere le porte e le finestre, quando fa sventolare i panni stesi, quando fa volare gli ombrelli o fa inquietare il mare e quando rimanda indietro il fumo del suo camino e non lo fa uscire fuori.

  • Che bello! Dice Silvio. Ho sempre sognato di avere un amico invisibile con cui giocare. Se vuoi essere mio amico devi, però , diventare più buono, non devi fare danni e non devi fare inquietare le persone, gli animali e le piante. In altre parole non devi essere birichino.

Il vento dice che si impegnerà per migliorare.

Così, ogni notte egli torna sempre a salutare Silvio. Il bambino è felice e finalmente ha capito che il vento è un soffio d’aria che, a volte, è lieve e piacevole e, altre volte, è forte e può arrecare danni alla natura e alle persone. In fondo, il vento è come un bambino burlone che ama scherzare e  giocare, ma, a volte, il gioco gli scappa di mano.

 

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