La Vera Storia della Befana

On 21 dicembre 2014 by Nonna Tina

 La Befana è sempre stata descritta e rappresentata come una vecchietta dal brutto aspetto con una grande gobba, un naso adunco, il mento appuntito, sdentata, vestita con abiti rattoppati e scarpe vecchie e bucate. Insomma, l’immagine è proprio quella di una nonnina che gira il mondo cavalcando una scopa di saggina e portando doni ai bimbi buoni e carboncino ai bimbi monelli. Ma pochi sanno che ella, prima di assumere queste sembianze, era la bellissima principessa Befana che abitava in un castello meraviglioso. Tutti i sudditi ed i familiari le volevano un bene dell’anima perché oltre ad essere bella era anche buona e generosa. Quando raggiunse l’età da marito un principe malvagio e potente la chiese in sposa. La ragazza pianse tutte le sue lacrime perché non voleva sposarlo in quanto non lo amava. Inoltre aveva paura della sua indole cattiva. La principessa, allora, andò a chiedere aiuto ad una zia che possedeva dei poteri magici. La parente le consigliò di non rifiutare la proposta di matrimonio del principe Furio, altrimenti avrebbe messo in serio pericolo non solo la sua vita, ma anche quella dei suoi familiari e dei suoi sudditi. Befana allora ritornò al castello e, disperata, si vide costretta ad accettare la proposta del principe cattivo.

A corte tutti erano impegnati ad organizzare il matrimonio della principessa. Befana, all’avvicinarsi del tempo delle nozze, diventava sempre più triste e malinconica.

Un giorno, seppe che c’erano degli orfanelli che vivevano soli nel bosco in completa povertà. La giovane ne ebbe compassione e subito andò da loro, portando abitini, cibo e piccoli doni. Ella da quel giorno prese l’abitudine di andare spesso a trovare quei bimbi e così nacque tra loro un grande affetto. Ma un giorno il principe Furio venne a sapere che la giovane si era tanto affezionata a quei piccini e le proibì di vederli, perché, secondo lui, era un’amicizia sconveniente per una futura regina.

Venne il tanto temuto giorno e la principessa con il cuore pesante si preparò per unirsi in matrimonio con il principe Furio. Befana era uno splendore nel suo vestito bianco di broccato, tutto ricoperto di perline, ma pregò che succedesse qualcosa che le impedisse di sposare quel giovane dal cuore di pietra. Le sue preghiere furono ascoltate, infatti quando il suo promesso sposo, all’altare, alzò il velo dal suo volto, rimase impietrito. Al posto della bella principessa trovò una vecchia brutta, col viso pieno di grosse rughe, con un nasone, sdentata, con capelli ispidi. Il principe, dopo un primo momento di smarrimento, fuggì come il vento e nessuno seppe mai più dove fosse andato a finire.

befana e principe

La principessa non si crucciò più di tanto quando seppe dalla zia che non sarebbe più ritornata bella come un tempo. Ella era convinta che quello che conta in una persona era il cuore e le sue doti e non l’aspetto fisico. Una volta riconquistata la sua libertà, Befana decise di andare a trovare gli orfanelli, dato che era da tanto che non li vedeva e non sapeva più nulla di loro. Ma non poteva certo presentarsi in quello stato dai suoi piccoli amici. Essi sicuramente l’avrebbero scambiata per una brutta strega. Come fare a vederli senza essere vista? Si domandò la principessa. Ad un tratto le sovvenne un’idea. Durante la notte si calò dal camino ed entrò nella casetta dei bimbi. Essi dormivano profondamente nei loro lettini e non si accorsero della sua presenza. Ella, dopo averli baciati, lasciò nelle loro calzette, che si trovavano accanto al fuoco, dei regali. La mattina dopo, trovando tutte quelle belle cose, i bimbi si misero ad urlare e a battere le mani dalla contentezza. Era il giorno dell’Epifania. Befana assistette alla scena nascosta lì vicino. Questo avvenimento la spinse a prendere un’iniziativa. Decise di rendere tutti i bimbi del mondo felici come quegli orfanelli, portando loro regali. Befana si fece regalare dalla zia una scopa magica che vola velocissimamente da un luogo a un altro e iniziò così a portare il 6 gennaio di ogni anno balocchi e dolciumi ai bimbi buoni e carboncini a quelli monelli per spingerli a diventare bravi ed ubbidienti.

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